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La flessione e il rilevamento dell’incollatura

la flessione e il rilevamento dell'incollatura
categoria: Tecnica equestre | Doma e Addestramento

Scritto da Francesco Rizzello

Istruttore e addestratore di cavalli, con oltre trent'anni di esperienza professionale nel mondo equestre. Fondatore di AFEI e Responsabile della Formazione dell'Accademia, trasmette i principi dell'equitazione classica con passione e grande preparazione tecnica. Cavaliere di formazione trasversale, partito dalla monta western (reining e mountain trail), per approdare poi al dressage classico. Profondo conoscitore dei Grandi Maestri dell'Equitazione e di tutti gli aspetti teorici dell'equitazione, con particolare riguardo alla biomeccanica del cavallo e allo sviluppo della propriocezione del cavaliere.

La valutazione morfologica dell’incollatura del cavallo da sella rappresenta un parametro di fondamentale importanza nella scelta della tipologia di addestramento da adottare. La conformazione del collo dovrà essere presa in considerazione o, meglio, non sottovalutata, per la predisposizione del corretto lavoro di formazione del cavallo.

L’esame morfologico deve essere effettuato ponendo particolare attenzione ai segmenti di collegamento della testa e delle vertebre del torace. Un collo di buona fattezza deve presentare una curvatura regolare sia nell’attaccatura con l’occipitale che con le vertebre toraciche. La parte mediana deve presentarsi con profilo rettilineo, caratteristica che favorisce il rilevamento. Le fasce muscolari devono presentarsi di spessore importante nella sezione vicino alla spalla e devono gradualmente assottigliarsi man mano che si avvicinano alla testa.

La struttura scheletrica è composta da sette vertebre che assumono una forma di “S” rovesciata che, per le loro caratteristiche, garantiscono un elevata mobilità in tutte le direzioni.

La funzione del collo, ai fini della cinetica, è quella di equilibrare, di distribuire il peso e di coadiuvare lo sforzo del cavallo. L’addestratore dovrà impostare il proprio lavoro senza dimenticare l’intima unione dell’incollatura con il resto della colonna vertebrale. Questa stretta correlazione consente al cavaliere, per mezzo degli aiuti, di raggiungere e disciplinare il treno posteriore del cavallo.

Queste premesse, che descrivono brevemente l’incollatura ideale, aiuteranno il cavaliere a valutare il corretto lavoro di addestramento e di ginnastica del cavallo.

Da un punto di vista pratico, soprattutto nei cavalli giovani o da rieducare, si possono riscontrare diverse problematiche derivanti dalla rigidità dell’incollatura e della nuca perché troppo spesso “combattuta” con marcate flessioni nel tentativo di dare elasticità alle parti più resistenti.

La pratica di richiedere marcate flessioni è molto diffusa ma molto spesso utilizzata in maniera errata. Per questo motivo deve essere oggetto di riflessioni e di studio approfondito. Il rischio di ottenere una soluzione momentanea, che rischia di diventare un problema cronico e senza eliminare la causa della rigidità è molto alto.

Proviamo a fare alcune considerazioni.

L’incollatura, per le sue caratteristiche scheletriche, tendinee e muscolari presenta una marcata flessibilità naturale che, in posizione statica, viene mantenuta anche sotto il peso del cavaliere. La flessibilità consente al cavallo di flettere il collo sino a raggiungere il proprio costato. Provate a dare una leccornia al vostro cavallo arretrando la mano e vedrete fino dove può arrivare…

Questa considerazione ci obbliga a una prima riflessione: 

Quale utilità mi devo aspettare dalla pratica di flessioni di una parte del corpo già di per sé molto elastica? La risposta è logica, nessuna. Il collo è già flessibile per sua natura.

I problemi di rigidità devono allora essere attribuiti ad altre cause che devono essere analizzate e conosciute. Tra le più probabili possiamo citare l’incapacità del cavallo di portare correttamente il peso del cavaliere (self-carriage), una scarsa preparazione muscolare preventiva, a schemi motori errati derivanti da un addestramento maldestro, cavallo che nuota, ecc…

Queste considerazioni devono convincerci a rivalutare e riservare alle flessioni del collo un fine totalmente diverso da quello di eliminare le rigidità. Le pratiche di flessione devono essere finalizzate, attraverso una corretta flessione del costato, al controllo del treno posteriore ed il suo, conseguente, ingaggio (retroversione del bacino). Un posteriore che entra correttamente sotto la massa rappresenta garanzia di leggerezza ed elasticità o, più correttamente, è la condizione minima per garantire elasticità e leggerezza al treno anteriore.

Queste brevi considerazioni ci indicano chiaramente che le flessioni non devono essere indirizzate all’ottenimento dell’elasticità del collo, caratteristica questa che il cavallo possiede naturalmente, ma alla ricerca della flessibilità della schiena. Il collo del cavallo necessita di una fissità che garantisca la giusta tensione del legamento nucale e conseguentemente del legamento sopraspinoso. La pratica delle flessioni esagerate rischia di rendere il collo privo di questa necessaria caratteristica.

L’inizio dell’addestramento dovrà essere effettuato con testa e collo portati bassi per distendere la muscolatura e facilitare il lavoro delle flessioni. In caso di reticenza da parte del cavallo, all’inizio le flessioni possono essere eseguite anche nell’alt. Tuttavia tale pratica è da effettuarsi con molta attenzione senza eccedere per non cadere nell’errore di rendere la struttura incapace di svolgere la funzione richiesta.

La pratica delle flessioni dovrà allora essere eseguita con grande attenzione perché tutt’altro che priva di difficoltà. Infatti mantenere allo stesso tempo la grande elasticità delle vertebre cervicali nella fissità necessaria richiede grande abilità e tatto da parte del cavaliere.

Attraverso la ginnastica delle flessioni, appropriata e costante, otterremo una maggiore forza propulsiva del treno posteriore, garanzia unica del rilevamento del treno anteriore e della “vera riunione”. Tutti i tentativi di rilevare il treno anteriore senza l’adeguata preparazione del posteriore, sono destinati a fallire e a creare degli squilibri nel cavallo per due motivi ben precisi.

Il primo consiste nell’impossibilità del posteriore di sopportare il maggior carico imposto dal rilevamento dell’incollatura. Se il rilevamento non è sostenuto da un posteriore attivo, elastico e potente, si otterranno come risultato solo cavalli pesanti nella mano. Condizione questa che invita l’addestratore poco competente all’utilizzo di mezzi coercitivi nel tentativo di risolvere il problema da lui stesso creato.

Il secondo riguarda un aspetto meramente meccanico ma un po’ più complesso. Quasi tutti i grandi maestri, dai più antichi a quelli più recenti, hanno sempre affermato con certezza che l’elevazione dell’incollatura alleggerisce il peso sugli anteriori trasferendolo parzialmente sui posteriori. Sono stati fatti diversi studi in tal senso. L’Hotte, nel celebre trattato Questioni equestri, ha dettagliatamente descritto l’azione esercitata dall’incollatura e i suoi cambiamenti di attitudine sulla ripartizione dei pesi tra le spalle e le anche del cavallo nonché l’influenza del peso del cavaliere nell’equilibrio del cavallo. Tali concetti sono stati espressi con improbabili formule matematiche (!).

Questi studi ai fini addestrativi lasciano un po’ il tempo che trovano perché effettuati sul cavallo in posizione statica e non in movimento. Il senso logico, al contrario, imporrebbe che lo studio sia effettuato considerando un equilibrio dinamico determinato dall’influenza dell’andatura stessa nelle ripartizioni di peso tra anteriore e posteriore. 

Riassumendo, il concetto base che giustifica il rilevamento dell’incollatura è che la colonna vertebrale dovrebbe comportarsi come un braccio di leva con il fulcro situato nella zona del garrese del cavallo. Questo, per rispetto delle leggi fisiche, è vero ed incontestabile. Tuttavia dobbiamo considerare il fatto che il cavallo non presenta alcuna articolazione fissa che possa fungere da fulcro per esercitare l’azione di leva prospettata. La colonna vertebrale è intimamente unita alla cassa toracica e si colloca all’interno delle spalle del cavallo, che, prive di “clavicola”, si sorreggono entrambe unicamente con l’azione di muscoli e legamenti.

Questo sistema di giunzione consente alla schiena (colonna vertebrale e torace) di potersi muovere verso il basso ammortizzando facilmente i contraccolpi.

Riassumendo, nel momento in cui il fulcro della leva (zona garrese) deve agire come punto di leva, non avendo una struttura fissa su cui potersi appoggiare, finirebbe con il cedere verso il basso. 

Questo spiega il fatto che l’elevazione dell’incollatura, richiesta senza una preventiva e minuziosa preparazione comporta il rischio, tutt’altro che improbabile, di affossare il garrese fra le scapole, rovesciando l’incollatura con conseguenze sulla schiena.

Sono diversi gli autori che sostengono e promuovono il rilevamento dell’incollatura con apertura della nuca anche nelle fasi iniziali del lavoro con i giovani cavalli. Questo sistema, sicuramente valido e condivisibile, deve assolutamente essere preceduto da un’attenta preparazione della macchina animale e comunque riservato ad una specifica fase dell’addestramento del cavallo. Il rilevamento dell’incollatura, salvo casi specifici, non dovrà essere mai praticato senza l’adeguata flessione della nuca quale garanzia di corretta tensione muscolare e tendinea. Rilevare il collo senza flessione della nuca equivarrebbe ad avere tutti i muscoli superiori dell’incollatura privi della necessaria tensione. Questa situazione verrà inevitabilmente trasmessa alla schiena con il rischio di cedimento generale.

Nella pratica delle flessioni occorre anche approfondire quello che si intende per flessione costale. Negli anni recenti è diventato abbastanza frequente indugiare in lunghe discussioni sul fatto che il cavallo sia in grado o meno di flettere la gabbia toracica e la spina dorsale. Vecchi e nuovi maestri, scienziati e veterinari, hanno cercato di dare risposte esaurienti che però hanno portato a risultati talvolta contraddittori e che stanno confermando le incertezze. Alcuni sostengono che il cavallo non può flettere la spina dorsale altri dicono che la flessione rappresenta solo un’immagine e che la vera flessione avviene solo nel collo, altri sostengono che una flessione vi può essere ma limitata allo spazio intercostale e alla morfologia propria della schiena. Noi condividiamo appieno quest’ultima analisi ma poco importa.

Ciò che importa è che il cavallo deve flettersi nelle volte e nel lavoro su due piste sia che la flessione sia nel collo, nel torace o nell’insieme.

Questa regola ineccepibile rappresenta un punto fermo e condiviso da tutti gli scienziati.

Il piego del cavallo deve avvenire sulla gamba interna del cavaliere con il corretto utilizzo delle redini e della gamba esterna che controlla e disciplina. La flessione deve essere dosata, limitata e mai mantenuta forzatamente e/o a lungo. Deve essere considerata una ginnastica destinata a migliorare la flessibilità, il lavoro del treno posteriore, la rettitudine.

La teoria trova riscontro nella pratica quotidiana.